Lo scorso 7 giugno il decreto legge “Misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie” è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per essere poi convertito in legge il 24 luglio.

La legge prevede l’abbattimento del tetto di spesa per il personale sanitario a partire dal 2025, l’istituzione di una piattaforma nazionale per le liste d’attesa, l’inserimento nelle agende dei Cup di tutte le prestazioni offerte dal pubblico e dal privato convenzionato e l’introduzione di un sistema di garanzia di tempi certi per le prestazioni al cittadino, tramite intramoenia o privato.

Nino Cartabellotta, presidente GIMBE

Secondo la Fondazione GIMBE, il decreto presenta una serie di criticità, a partire dall’attuale assenza di risorse aggiuntive da utilizzare per la sua realizzazione. Non solo, il decreto «potrà essere pienamente operativo solo previa approvazione di almeno sette decreti attuativi, con scadenze non sempre definite e tempi di attuazione che rischiano di diventare biblici», spiega Nino Cartabellotta, presidente di GIMBE. Per 4 di questi decreti non sono, infatti, tuttora definiti i termini di pubblicazione.

Nessun accenno all’appropriatezza prescrittiva

Pensare di ridurre le liste d’attesa senza introdurre strumenti a favore dell’appropriatezza descrittiva è, secondo la Fondazione, un grave errore.

Nel testo non sono, infatti, incluse «misure per ridurre la domanda inappropriata di esami diagnostici e visite specialistiche» e si «punta, oltre che su attività ispettive e sanzioni, sul potenziamento dell’offerta di prestazioni sanitarie con ulteriore sovraccarico dei professionisti sanitari che hanno carichi di lavoro già inaccettabili».

Favorire l’appropriatezza prescrittiva è essenziale per ridurre il numero di esami diagnostici e visite specialistiche richieste a quello davvero necessario per apportare beneficio in termini di salute alla cittadinanza.

Senza un chiaro intervento in questa direzione, si rischia solo di lasciare indietro i pazienti più gravi e di ingolfare il sistema. Puntare su un aumento dell’offerta non paga, come spiega Cartabellotta: «come dimostrano numerosi studi, infatti, una volta esaurito il cosiddetto “effetto spugna” nel breve periodo, l’incremento dell’offerta induce sempre un ulteriore aumento della domanda». Vanno poi analizzati nel dettaglio gli aspetti finanziari. 

Finanze scarse e professionisti in calo

«È evidente – commenta Cartabellotta – che la versione definitiva del DL risente dell’impossibilità da parte del Governo di investire ulteriori risorse in sanità e che la scure del Ministero di Economia e Finanza ha fortemente ridimensionato gli obiettivi del Ministero della Salute, generando un provvedimento tanto perentorio nei termini e sovrabbondante nella forma, quanto povero di contenuti realmente efficaci per risolvere i problemi strutturali del SSN che generano il problema delle liste di attesa.

D’altronde per superare il tetto di spesa per il personale sanitario sono necessarie risorse da investire e professionisti da assumere: le prime sono pari a zero e i secondi sono sempre meno. Anche se il DL pone le basi per conoscere meglio il fenomeno e prevede l’implementazione di varie misure, in larga parte già esistenti, la loro attuazione richiede tempo e soprattutto una stretta collaborazione di Regioni e Aziende sanitarie».

Collaborazione che non è sempre facile. Insomma, riuscire a ridurre davvero le liste d’attesa senza soldi da investire sembra impresa difficile. Non tutto è però da criticare.

Unica novità del DL: la Piattaforma Nazionale

Come detto, il DL prevede l’istituzione di una Piattaforma Nazionale per le Liste d’Attesa, un’innovazione che permetterà di realizzare un monitoraggio rigoroso di quanto accade nelle varie parti del Paese, in modo standardizzato. Un aspetto importante per poter avere un’idea reale della situazione italiana.

Tuttavia, Cartabellotta sottolinea che l’attuazione di questa Piattaforma richiederà «tempi medio-lunghi, considerata l’estrema eterogeneità e la limitata trasparenza di numerosi sistemi informativi regionali sulle liste di attesa.

Inoltre, al di là di una puntuale conoscenza di vari aspetti del fenomeno, il suo potenziale impatto sui tempi di attesa è difficilmente prevedibile, anche in considerazione dei poteri esclusivi delle Regioni sulla programmazione ed erogazione dei servizi sanitari».

Gli altri punti del DL sono già esistenti, presenti in normative che non sono mai state implementate. C’è da chiedersi perché, in questo caso, l’implementazione andrà a buon fine. Forse che si punti sull’aspetto sanzionatorio? Anche su questo punto Cartebellotta ha la propria opinione. 

Sanzionare invece che premiare non porta mai buoni esiti

La letteratura internazionale è chiara: le sanzioni non danno mai esiti positivi, a differenza dello strumento del premio, semmai generano un effetto boomerang. Eppure, il nostro Governo ha deciso di puntare proprio sulle sanzioni per garantire il successo del programma per la diminuzione delle liste d’attesa.

A tal fine viene anche istituito un organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria, «con l’obiettivo di rafforzare le attività del già esistente Sistema nazionale di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria (SIVeAS), a cui si aggiungono solo funzioni di polizia amministrativa e giudiziaria che riconoscono all’Organismo la qualifica di agente di pubblica sicurezza».

La decisione lascia perplessi anche per ragioni di carattere giuridico: le Regioni hanno, infatti, competenze esclusive in materia e non si capisce come si potrà sanzionare o premiare i Direttori generali degli Assessorati regionali e delle Aziende sanitarie. C’è poi un problema di carattere operativo: come gestire la mole di segnalazioni di inadempimenti che arriveranno da cittadini, associazioni ed enti locali? Infine, «tale Organismo avrà un costo di oltre 2,65 milioni di eruo l’anno a carico del bilancio del Ministero della Salute», soldi che si sarebbero potuti investire in altro modo.