L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite prevede equità di accesso alla leadership in tutti i settori della vita, ma questa è, almeno nel nostro Paese, ancora un miraggio.

Un ruolo importante ce l’ha la cultura, che continua a volere la donna come perno della famiglia, osteggiandone la carriera e additando chi desidera avanzare. Non sono luoghi comuni, ma i risultati di una recente indagine condotta da Fondazione Onda ETS ed Elma Research su un campione di 82 donne ricercatrici facenti parte del Club delle “Top Italian Women Scientists”, il circuito della Fondazione dedicato alle ricercatrici in campo biomedico che si distinguono per la loro elevata produttività scientifica, fondato con Adriana Albini. Solo il 17% del campione si dice soddisfatta del livello di inclusività raggiunto.

Difficoltà a conciliare vita privata e lavorativa

Secondo il 55% delle donne intervistate le aspettative sociali e le pressioni derivanti dal dover conciliare vita privata e lavorativa influenzano fortemente le scelte di carriera delle donne. Ciò vale soprattutto se si è madri o caregiver. Addirittura, il 16% delle interpellate ha dichiarato di aver rinunciato alla maternità a causa del lavoro.

Nel 25% dei casi, chi ha scelto di avere figli non ha potuto usufruire del congedo di maternità. Inoltre, oltre la metà del campione ammette di dover fare spesso piccole rinunce nella propria vita privata per poter procedere di carriera. Sono ancora molti i pregiudizi e i bias culturali da superare, tanto che il 40% ritiene che le donne siano ancora sottorappresentate nel proprio settore.

Emanuele Monti, presidente della Commissione Welfare di Regione Lombardia e già presidente della Commissione sanità nella scorsa consiliatura, afferma: «proprio attraverso queste difficoltà, le donne ricercatrici dimostrano una resilienza straordinaria, trasformando ogni ostacolo in un’opportunità per avanzare e ridefinire il panorama scientifico.

La dedizione e la passione delle ricercatrici rappresentano le fondamenta su cui costruire un futuro di parità di genere che vada anche al di là dalla ricerca scientifica, che può essere, quindi, di grande esempio per tante altre donne impegnate nei più svariati settori della società, lavorativi e non, dimostrando che, seppure con qualche difficoltà, non ci sono barriere di genere che non possano essere abbattute». Il tema è stato al centro di una Tavola Rotonda.