7° Rapporto Gimbe: sanità pubblica in emergenza

Il Rapporto pubblicato periodicamente dalla Fondazione Gimbe rappresenta uno strumento di fondamentale importanza per comprendere lo stato di salute del SSN italiano e le sfide che esso affronta. L’edizione di quest’anno, che si concentra in particolare sulle criticità del sistema, assume un significato ancora più rilevante nel contesto attuale, in cui i principi di universalità e uguaglianza, sanciti dalla nostra Costituzione, sembrano vacillare sotto la pressione di problematiche sistemiche e finanziarie.

Il SSN è un pilastro essenziale per la tutela del diritto alla salute, inteso come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Tuttavia, la sua efficienza è strettamente legata alle risorse economiche allocate e ai modelli organizzativi applicati, una responsabilità in gran parte demandata alle Regioni. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo messaggio in occasione della presentazione del settimo Rapporto sul SSN, ha sottolineato la necessità di adottare misure sinergiche da parte di tutti gli attori coinvolti per garantire livelli sempre più elevati di qualità nella prevenzione, cura e assistenza.

Le criticità del sistema sanitario italiano

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha illustrato con chiarezza i dati allarmanti che emergono dal Rapporto. Il divario della spesa sanitaria pubblica pro capite tra l’Italia e la media dei Paesi OCSE membri dell’Unione Europea è di 889 euro, con un gap complessivo di circa 52,4 miliardi di euro. Questo divario evidenzia un sottofinanziamento cronico che ha portato alla progressiva erosione del diritto alla salute. La crisi motivazionale del personale sanitario, il crescente ricorso a cure private da parte dei cittadini, l’aumento della spesa a carico delle famiglie, nonché le diseguaglianze regionali e territoriali sono segnali evidenti di un sistema prossimo al punto di non ritorno.

Il definanziamento cronico del SSN

Una delle cause principali delle attuali difficoltà del SSN è il definanziamento cronico che si protrae da oltre 15 anni. Secondo Cartabellotta, i governi succedutisi nel tempo hanno considerato la spesa sanitaria non come un investimento, ma come un costo da tagliare per ridurre il disavanzo pubblico. Tra il 2010 e il 2024, il Fabbisogno Sanitario Nazionale (FSN) è aumentato di 28,4 miliardi di euro, ma con un andamento irregolare.

Durante il periodo pre-pandemico (2010-2019), oltre 37 miliardi di euro sono stati sottratti alla sanità pubblica attraverso tagli e minori risorse rispetto ai livelli programmati. Gli incrementi di spesa registrati nel 2020-2022, pari a 11,6 miliardi di euro, sono stati completamente assorbiti dai costi legati alla pandemia da Covid-19, impedendo un rafforzamento strutturale del sistema.

Le previsioni per il futuro non sono incoraggianti. Il rapporto spesa sanitaria/PIL è destinato a diminuire ulteriormente, passando dal 6,3% del 2024-2025 al 6,2% nel 2026-2027, con una crescita media annua della spesa sanitaria inferiore a quella del PIL nominale. Questo trend conferma una politica di definanziamento che non tiene conto delle crescenti esigenze sanitarie della popolazione.

L’aumento della spesa a carico delle famiglie

Un altro aspetto preoccupante emerso dal Rapporto è l’aumento della spesa sanitaria sostenuta dalle famiglie. Nel 2023, rispetto all’anno precedente, la spesa out-of-pocket, cioè quella pagata direttamente dai cittadini per prestazioni sanitarie, è aumentata del 10,3%, un incremento che grava in modo significativo sui bilanci familiari. Questo fenomeno sta progressivamente trasformando il principio di universalità del SSN in una realtà solo teorica, poiché l’accesso alle cure dipende sempre più dalla capacità economica dei singoli cittadini.

Secondo l’ISTAT, nel 2023 circa 4,48 milioni di persone hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici, di cui 2,5 milioni per motivi economici. Questi dati evidenziano un problema strutturale che va ben oltre la semplice questione finanziaria, poiché tocca direttamente il diritto alla salute dei cittadini più vulnerabili.

La riduzione della spesa per la prevenzione

La prevenzione, che dovrebbe essere uno dei cardini di un sistema sanitario efficace, è stata ulteriormente penalizzata. Nel 2023, la spesa per i “Servizi per la prevenzione delle malattie” è diminuita di ben 1,933 miliardi di euro, un taglio che rischia di avere conseguenze devastanti nel lungo periodo. La prevenzione è infatti una delle aree in cui il ritorno sull’investimento è maggiore in termini di salute pubblica, ma il sottofinanziamento cronico la rende una “sorella povera” del SSN, con risorse che vengono continuamente dirottate verso altre voci di spesa considerate più urgenti.

La crisi del personale sanitario

Il personale sanitario rappresenta la spina dorsale del SSN, ma è attualmente in grave crisi. Turni massacranti, retribuzioni non adeguate e prospettive di carriera limitate stanno spingendo molti professionisti a lasciare il servizio pubblico. Tra il 2019 e il 2022, il SSN ha perso oltre 11.000 medici, e nel primo semestre del 2023 se ne sono aggiunti altri 2.564. La situazione è ancora più grave per gli infermieri, con un rapporto infermieri/medici tra i più bassi d’Europa e un costante calo delle iscrizioni ai corsi di laurea in Scienze Infermieristiche.

Questa crisi ha un impatto diretto sulla qualità dell’assistenza sanitaria offerta, soprattutto nelle aree più disagiate del Paese, dove il personale è già numericamente insufficiente per far fronte alle necessità della popolazione.

Le diseguaglianze territoriali e il divario Nord-Sud

Uno dei problemi più gravi del SSN è rappresentato dalle diseguaglianze territoriali, in particolare tra il Nord e il Sud del Paese. Secondo il Rapporto, nel 2022 solo 13 Regioni hanno rispettato gli standard dei LEA, con il Mezzogiorno che continua a rimanere indietro. Questo divario si riflette anche nella mobilità sanitaria, con molti cittadini del Sud costretti a spostarsi verso le Regioni del Nord per ricevere cure adeguate.

Conclusioni

Il quadro delineato dal Rapporto della Fondazione Gimbe quello di è un sistema sanitario in forte difficoltà, con una sostenibilità sempre più precaria e una progressiva erosione dei principi di universalità, equità e uguaglianza. Per invertire questa tendenza, è necessario un intervento deciso da parte delle istituzioni, che preveda un rifinanziamento adeguato del SSN, una riforma organizzativa profonda e un maggiore coinvolgimento degli attori locali.

La Fondazione GIMBE ha proposto un piano di rilancio del SSN in 13 punti, basato sull’articolo 32 della Costituzione, che rappresenta una bussola per riportare il sistema sanitario italiano a garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini. Solo con un impegno comune, che veda coinvolti cittadini, operatori sanitari e istituzioni, sarà possibile preservare uno dei pilastri fondamentali del nostro welfare e della nostra democrazia.